Listino prezzi in sala parto

Fabio Calosso


Erano le 14.30 del primo febbraio 2007.
Mi trovavo in ospedale, in una stanza giusto fuori dalla sala parto, in attesa del mio Stefano. 
Mi stavo cambiando per entrare quando suonò il cellulare che distrattamente avevo lasciato acceso.
Risposi Istintivamente. All’altro capo c'era un collega di Villanova 
Aveva bisogno, come al solito, di qualche informazione (urgente) sulle materie prime. 
- Dobbiamo chiudere un importante contratto per un cliente chiave. Ho bisogno di alcuni prezzi per un nuovo prodotto!
Lo disse senza neppure salutare. 
- Porta pazienza, ma adesso proprio non riesco a darteli.
- Ma è questione di un minuto…
- Sono in ospedale, mio figlio nascerà fra pochi minuti. Davvero, ho altro a cui pensare. 
- Si scusa capisco… ehm… sala parto? Si, OK, ma dai, solo poche informazioni… non sono complicate, non è difficile… proprio non riesci a darmele al volo?
- Ma lo vuoi capire che sono giusto fuori dalla sala parto e non in sala riunioni? - Risposi un pò stizzito. 
- Ma su che te le ricordi a memoria! - Incalzava come da sua abitudine. 
- Senti, ti sillabo la frase: s o n o i n s a l a p a r t o m i o f i g l i o n a s c e t r a p o c h i m i n u t i. 
- Ho capito, magari ti chiamo tra un paio di ore, così hai tempo per pensarci.
Ero allibito. Stavo per mandarlo al diavolo come tante altre volte. Ma era un momento troppo bello e indimenticabile per rovinarlo e risposi semplicemente:
- Ciao, ci sentiamo nei prossimi giorni.
Riagganciai bruscamente. 

Trascorsero solo alcuni secondi quando sento l’impulso di un sms:
“Se proprio non puoi rispondermi… ti faccio i miei migliori auguri!”
Non ci volevo credere. Sperava ancora in una risposta, magari via SMS!

Di lì a un'ora nacque Stefano e potete immaginare la gioia di questo momento.  L'infermiera venne quasi subito per la registrazione.

- Cognome?
- Calosso.
- Nome?

- Nome?

- Si, nome?

- …

- Ma non ci avete pensato?

- No, certo, come no? Ecco…

Fui colto da un dubbio. Quella chiamata aveva lasciato uno strascico. 

- Stefano Alessandro! - Dissi infine tutto d’un fiato.

Wow! Mi ero ripreso.

Eppure l’unico nome e cognome che ronzava in testa era quello del mio collega: Michele Lorusso!

Ma, in fondo, avrei mai potuto chiamare mio figlio proprio così?